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Un piccolo seme

Mille cose che girano intorno, mille cose che si muovono dentro...

La primavera fa capolino con i primi fiori nel giardino e nelle campagne: belli, grandi, pieni di colori sgargianti gli uni, semplici, minuscoli e delicati gli altri.

Ma il loro valore è il medesimo: non è tanto la loro sembianza che smuove il nostro sentimento, perchè anche il fiore più semplice e naturale suscita grande stupore!

E' la forza della vita che è racchiusa il questo rinnovarsi di anno in anno, che provoca emozione!

Come se non ricordassi da un anno all'altro la bellezza di tutto questo, continuo a fotografare, disegnare e godere di ogni variazione di luce in tutto quello che succede intorno.

Benvenuta primavera!

A pernsarci bene però, come si sa, tutto questo ha un inizio lontano, nascosto, silenzioso.

Così in onore di questa stagione ho seminato anche io, con altro materiale, raccontando semplicemente questa storia silenziosa...

 "Ma i semi sono invisibili. Dormono tutti nel segreto della terra finché a uno di loro non piglia il ghiribizzo di svegliarsi. Allora si stiracchia e fa spuntare timidamente verso il sole uno splendido, innocuo germoglio."
Antoine de Saint-Exupéry

 




 

 

IL PRATO DIETRO CASA

 Periodo, cioè momento, cioè anno...tutto è lungo in questa situazione storica: lunghe chiusure, lunghi i tempi, lunghi i capelli, lungo il tunnel in cui siamo entrati e da cui tutti speriamo di uscire, ma....

Ogni tanto un respiro, lungo, ci può riportare a casa ed a volte arrivano momenti così...


 

IL PRATO DIETRO CASA

Il prato dietro casa

nasconde un gran tesoro,

invisibile agli occhi

ma brilla come l’oro!

Lo si vede soltanto

col fresco del mattino,

quando l’aria è leggera

e fa proprio freddino.

Camminando in silenzio

facendo un bel respiro,

potrai sentire il corpo

e tutto il suo venire.

Potrai ascoltare il canto

di tutti gli uccellini,

potrai annusare il profumo

dei primi fiorellini.

Soprattutto vedrai

aprendo bene gli occhi,

come brilla la luce

su piccolissimi fiocchi!

La brina che si appoggia

sopra tutta la terra,

la cosparge di luce

di oro argento e mirra.

Così possiamo accorgerci

di quanto è bello il mondo

basta solo fermarsi

osservare un secondo,

all’improvviso appare

tutto quello che abbiamo

che solo dentro al cuore

gentilmente coltiviamo.

Il prato dietro casa

contiene un gran tesoro,

invisibile agli occhi

ma forte in fondo al cuore:

che ogni momento è sacro

è luce e insegnamento

anche se vedo il buio

e sono chiuso dentro.

Perché se apro il cuore

camminando tranquilla

scopro che il mondo intero

è una gran meraviglia!

Manuela Rizzato

MEZZA CASA SU', MEZZA CASA GIU'...

 Dalla lettura della favola "La Mezza Casa" mi sono riproposta di fare un piccolo lavoro creativo, con colori e fantasia, disegnando le mie mezze case.

Le due mezze case, come nel racconto, mantengono una funzione importante perchè ognuna di loro ha un compito ben stabilito e opposto l'una all'altra: quella dove mettere tutte le cose brutte, negative, faticose, da lasciare andare e quella dove tenere le cose belle, piacevoli, leggere, da tenere vicino al cuore...

Ne sono nate due piccole immagini, buffe e colorate, come uno Yin e Yang abitativo con cui però si può giocare a scoprire che anche i lati negativi delle situazioni, delle esperienze, osservati da un'altro punto di vista possono diventare utili e costruttivi.

Come dire: tutto in questa vita ci può insegnare qualcosa, sta a noi scoprirlo e prendersi il tempo per lavorarci un po sù!

Magari usando la creatività e la fantasia per giocare e sorridere con leggerezza...







 

La Mezza Casa

Girovagando quà e là per la rete, una sera in tarda ora, mi sono imbattuta in un racconto breve, una favola, che mi ha riportato indietro a diverse estati fa...

Anno 2012, mese di maggio, ultimi giorni di un mese che già aveva portato notti insonni, pensieri, paure, provenienti dalla profondità della terra...

Cosa può succedere se all'improvviso quello di certo, sicuro, considerato da sempre stabile e fermo, viene a mancare sotto i piedi? Quando la terra trema? Quando la casa, la tua casa, il tuo nido, lo senti sgretolare intorno a te? 

Come reagire?

Con semplicità e delicatezza in questo breve racconto si viene a creare piano piano una possibilità di fiducia, di apertura, nonostante gli eventi, per poter recuperare la speranza nella vita con una buona dose di modestia ed allegria.

Con la gentile concessione dell'autore Mauro Bernini, che con questo racconto ha vinto l’edizione 2015 del Premio H.C. Andersen (sezioni adulti), desidero condividere questa favola perchè possa, come indicatomi dallo stesso autore "spingere la Mezza Casa come fosse su ruote" e possa arrivare col suo messaggio semplice e positivo ai piccoli ed ai grandi lettori, colpiti dalle avversità della vita.

(... perchè pubblicare ora qualcosa che ricordi quel terremoto? Bè non è certo un anniversario conosciuto, ma per noi, io e la mia famiglia, è rendere omaggio a quella casa che ora non c'è più, demolita nell'agosto del 2012, che ci ha accolto per tanti anni e confermare che la nostra mezza casa ha avuto il suo compimento, dopo alti e bassi e che sì anche se a volte tutto sembra nero, non bisogna mai perdere la speranza e la fiducia nella vita...)

 

 

LA MEZZA CASA

Viveva una volta, neanche tanto tempo fa, nel paese di Casagrande una famiglia fatta da padre, madre, figlio e figlia. Il lavoro era poco e questa famiglia non riusciva a risparmiare abbastanza per costruirsi una casa. Cerca che ti ricerca, prova che ti riprova, c’era sempre bisogno del doppio dei soldi, del doppio del tempo, del doppio del lavoro. Un giorno il papà li convocò attorno alla tavola e disse loro:

“Mi dispiace ma non possiamo comprare la casa dei nostri sogni, dovremo rimandare a tempi migliori oppure rinunciare”. Era triste e sconsolato mentre lo diceva.
“Non abbiamo abbastanza soldini?” chiese il figlio.
“Non abbiamo abbastanza tempo?” domandò la figlia.
“Non abbiamo abbastanza lavoro”, spiegò il papà.
“Già”, sottolineò la mamma. “Ma ci vogliamo bene e questo è quello che importa”. Sì, di quello erano convinti tutti e quattro. Rimasero in silenzio a pensare e poi la più piccina fece un’altra domanda:
“Ma quanti soldi abbiamo?”
“La metà di quello che serve”.
“E allora perché non ci costruiamo una mezza casa?” propose convinta.
“Sì papà, ci basterà”, disse serio il figlioletto.

La mamma e il papà si guardarono e sorrisero perché era proprio un’ottima idea. Anzi un’ottima mezza idea.
“Sì, possiamo fare così, ma se costruiamo una mezza casa dobbiamo promettere che nella metà che abiteremo faremo entrare solo cose belle mentre quelle brutte andranno nella metà che non c’è”.
La mamma alle parole del papà confermò: “Giusto, le cose brutte dovranno stare nella mezza casa invisibile”.

La sera, per festeggiare e per abituare la famiglia all’idea, preparò una buonissima mezza torta! Ci volle un po’ di pazienza e tanto impegno, ma costruirono la loro nuova mezza casa. Il papà faceva il muratore e se la sapeva cavare con quel tipo di lavoro. La casa venne benissimo: c’era mezza porta, mezzo tetto, metà giardino, metà di tutto. Era davvero bellissima e nel mezzo giardino c’era anche una mezza autorimessa dove la macchina poteva ripararsi, una notte la parte davanti e l’altra notte la parte di dietro. Beh, tutto era diviso in due, i letti erano mezzi letti, la tavola era un semicerchio, in cucina c’era un mezzo camino e le lampadine dei lampadari erano la metà. Anche la ciotola per il gatto era stata tagliata a metà. Il papà portò a mezzacasa un grande orologio a pendolo che suonava ogni mezz’ora e non ogni ora come gli altri orologi. In poco tempo la mamma e il papà tornarono a essere felici e anche i bambini, nonostante avessero potuto portare solo la metà dei loro giochi. Avevano scelto i giocattoli che preferivano mettendo nella mezza casa invisibile quelli che non usavano più, quelli che non servivano e quelli rotti.

Sembrava andasse tutto bene ma gli abitanti di Casagrande, passando davanti a quella mezzacasa, pian piano cominciarono a insospettirsi. Si fa sempre così quando si ha a che fare con una cosa nuova e strana, chissà perché? Si chiesero perché fosse stata costruita solo a metà. Il capo dei vigili si grattò l’elmetto chiedendosi: “Ci deve essere sotto qualcosa di losco. Bisognerà vigilare!”
Il sindaco, in fascia tricolore attorno al petto, passò con la sua enorme macchina davanti alla mezza casa e chiese a uno degli assessori che erano con lui: “Abbiamo dato un mezzo permesso di costruire a questa famiglia? Bisognerà sindacare!”
E il capo dell’ufficio delle tasse disse a uno dei sui direttori: “Quella famiglia vuole pagare solo metà imposte sulla casa? Bisognerà tassare!”

Insomma gli abitanti del paese, abituati a vedere tutto intero, tutto perfetto, tutto grande e tutto a posto, avevano cominciato ad agitarsi. A scuola, dove c’erano bambini di diversi colori che provenivano da posti lontani, nessuno aveva a che ridire sulle case degli altri. Non diceva niente il bambino eschimese abituato al suo iglù; non diceva niente il piccolo lappone abituato alla sua tenda; non diceva niente il figlio dei tuareg abituato alla sua capanna in pelle rossa. Se quei due fratelli volevano abitare in una mezza casa andava benissimo, l’importante era che giocassero insieme a loro durante la ricreazione. “Bisognerà giocare!”

Ma un bel giorno, anzi un brutto giorno, anzi un giorno che sembrava brutto e poi diventò bello, arrivò uno spaventoso terremoto. Non si sapeva perché fosse arrivato proprio lì, di solito si sentiva parlare di terremoti in posti sperduti e lontani, dall’altra parte del mondo. In ogni caso il terremoto arrivò e fu potentissimo. Fu così forte che si abbatté sulle case di Casagrande, comprese quelle in periferia, e le fece crollare a metà. Insomma in un minuto di scosse quasi tutte le case divennero mezze case. Per fortuna la gente era riuscita a scappare all’aperto e salvarsi.

La mezza casa della famiglia rimase in piedi e crollò la mezza casa invisibile. L’aveva detto la mamma che le cose brutte sarebbero finite da quella parte. Il papà muratore andò ad aiutare i suoi vicini: usò la sua ruspa e il trattore, preoccupato di salvare soprattutto i bambini. Tutto bene, i bambini erano a scuola perché erano solo le nove del mattino, sani e salvi. La scuola no, ma metà delle case, delle fabbriche e dei negozi era andata distrutta. Il papà della famiglia della mezza casa prese un megafono e disse: “Non preoccupatevi, state tranquilli, si vive benissimo anche in una mezza casa. Ve lo posso assicurare, io ci vivo già!” Poi continuò a dare una mano a chi ne aveva bisogno, senza risparmiare fatica e sudore. Dopo la prima scossa ne arrivarono tante altre più piccole, soprattutto la notte, e le famiglie si rifugiarono nella palestra della scuola che era un edificio alto, largo e sicuro, costruito a prova di terremoti, maremoti, ostrogoti e progettata per resistere a sismi, cataclismi e bambinismi.

Le scosse piccole distrussero le case che non erano crollate la prima volta. In quattro e quattro otto, anzi in otto diviso due quattro, le case erano diventate metà, anche le casette in legno per gli uccellini e le cucce dei cani.

Nei giorni successivi, vedendo che c’erano ancora molte persone spaventate e preoccupate, il papà muratore riprese il megafono, montò sul trattore e rifece il giro del paese. “Non fa niente se la vostra casa è diventata la metà di prima. Fate come noi, fate che solo le cose brutte vadano nella mezza casa che non c’è, in quella che c’è tenete le cose belle, i giocattoli buoni, le marmellate più dolci, i disegni dei bambini e soprattutto l’amore.” Un po’ difficile da dire al megafono quella frase così lunga, ma lui la disse lo stesso. Forse per lui era difficile solo la metà. Il capo dei vigili, il sindaco e il direttore dell’ufficio delle tasse, avevano avuto gli stessi crolli degli altri e si stavano lasciando prendere dallo spavento e dalla disperazione, ma quando videro il papà in trattore col megafono, presero coraggio e vollero fare come lui e siccome tutti e tre avevano un megafono a pile, andarono in giro a dire più o meno le stesse cose.
“Rimanete nella vostre mezze case”.
“State tranquilli e aiutatevi l’un con l’altro”.
“Non è male buttare via le cose brutte”.

In breve tempo gli abitanti di Casagrande si erano ripresi, si stavano aiutando e scoprirono di vivere in un paese di gente brava e buona e questa fu la migliore delle scoperte. I bambini tornarono a scuola, ritrovarono i disegni che avevano interrotto a metà e pensarono che fossero bellissimi anche così. La cosa ancora più bella fu scoprire che le maestre avevano deciso di dare loro solo la metà dei compiti a casa. Anche le mezze fabbriche ricominciarono a sputare fumo e rumore, solo che ne producevano la metà di prima, la metà buona. I gatti e i cani di casa tornarono alle loro cucce e annusarono le novità, fiutarono vecchi odori ma anche mezzi odori nuovi e interessanti; insomma le persone e gli animali respirarono un’atmosfera di nuova mezza normalità. Forse avevano imparato che anche le cose sconosciute e strane hanno dei lati positivi.

La domenica il sindaco chiamò la gente in piazza e comunicò un’importante novità: “Da oggi il paese di Casagrande cambia nome. Il nuovo nome sarà Mezzacasa e d’ora in avanti tutto costerà la metà”. Ci fu un applauso del tutto nuovo, si applaudiva uno con la mano dell’altro ed era un gioco che aveva scoperto il piccolo della prima mezza casa giocando con sua sorella e che aveva contagiato i bambini e i genitori che erano seduti in piazza. Il mezzo applauso fu molto fragoroso e caldo anche se a volte qualcuno sbagliava mira. Anche la mamma della prima mezza casa volle dire la sua e si alzò per andare sul palco a dire quello che aveva in mente: “Solo una cosa dovrà essere il doppio di prima”, proclamò.
“Cosa? Il doppio?” si chiesero alcuni più o meno sottovoce.
“Cosa vuole dire?” domandarono altri al proprio vicino. Quale segreto avrebbe rivelato?
“Cosa deve raddoppiare?” chiese un ragazzo in equilibrio su un monociclo che era la parte davanti della sua vecchia bici.
“L’amore”, svelò la mamma sorridendo. Ah certo, a pensarci bene era una risposta super semplice e tutti dentro di loro la conoscevano già.

Dedicato alle donne e agli uomini della mia terra ma soprattutto ai bambini, da Mantova a Bologna, passando per Modena e Ferrara, che in questi ultimi anni hanno visto crollare tutto attorno a loro, tranne la voglia di aiutarsi, la speranza e l’amore delle loro famiglie.

Le stelle variopinte

" Quante stelle nel cielo, sono più di un miliardo..."
" Stella stellina la notte si avvicina..."
Storie, canzoni, filastrocche...
come questa:

Il mercante di stelle di Gianni Rodari

Ho conosciuto un tale,
si chiamava Carmelo,
e girava per i mercati
a vendere stelle del cielo.
Vendeva l’Orsa Maggiore,
il Cane, lo Scorpione,
Arturo per mille lire
e per duemila il Leone.
I pianeti li dava
con lo sconto, perché
prendono la luce dal sole,
non la sanno fare da sé.
“Portatevi a casa una stella,
mi pagherete a rate”,
gridava Carmelo alla fiera
di Cortona o di Gallarate.
La gente lo stava a sentire,
gli batteva le mani, perfino,
ma non tirava mai fuori
né il portafoglio né il borsellino.
“Compratevi una cometa
per quando non è Natale,
costa meno e fa più luce
della corrente industriale”.
Magri affari, faceva
questo povero Carmelo
difatti, le stelle sono
ancora tutte su in cielo.
Lui, poi, per campare,
tra un mercato e una fiera
lavorava in una fabbrica
di buchi per il groviera.







dedicato a Minou




 La dolce Minou è la nostra gattona,
che ama dormire sulla sua poltrona.
Ma la casa della poltrona ora non c'è più
perchè il terremoto l'ha buttata giù.
E così da due anni o poco più in quà,
lei viaggia per campi e per le città, 
cercando un pranzetto coi fiocchi da re
per il suo palato da vero gourmet.
Ma nel giardino della casa che non c'è
arriva sempre l'ora del tè,
lei lo sa e lesta corre quaggiù
nel giardin della casa che ora non c'è più.
La dolce Minou ha tanta pazienza
e dentro il cuore una grande speranza:
la sua famiglia ce la farà
e una bella casa per lei ricostruirà
 dentro la casa una grande stanzona
dove poter mettere la sua poltrona!

Manuela Rizzato

qualche primavera fa...

Oggi, cercando foto non bene identificate, mi sono imbattuta in questi scatti fatti ai miei pargoli nella primavera del 2009...ma come vola il tempo!!!











FILASTROCCA

Primavera vien danzando
vien danzando alla tua porta.
Sai tu dirmi che ti porta?
Ghirlandette di farfalle,
campanelle di vilucchi,
quali azzurre, quali gialle;
e poi rose, a fasci e a mucchi.

E l'estate vien cantando,
vien cantando alla tua porta:
Sai tu dirmi che ti porta?
Un cestel di bionde pesche
vellutate, appena tocche,
e ciliegie lustre e fresche,
ben divise a mazzi e a ciocche.

Vien l'autunno sospirando,
sospirando alla tua porta.
Sai tu dirmi che ti porta?
Qualche bacca porporina,
nidi vuoti, rame spoglie,
e tre gocciole di brina,
e un pugnel di foglie morte.

E l'inverno vien tremando,
vien tremando alla tua porta.
Sai tu dirmi che ti porta?
Un fastell d'aridi ciocchi,
un fringuello irrigidito;
e poi neve neve a fiocchi
e ghiacciuoli grossi un dito.

La tua mamma vien ridendo,
vien ridendo alla tua porta.
Sai tu dirmi che ti porta?
Il suo vivo e rosso cuore,
e lo colloca ai tuoi piedi,
con in mezzo ritto un fiore:
Ma tu dormi e non lo vedi!

le lumache a spasso

Qualche giorno fa, quando ancora non era arrivata questa ondata di nuvoloni grigi, abbiamo raccolto in giro per il giardino tantissime lumache.
Mentre noi eravamo presi a riordinare tutto per la preparazione di nuovi spazi atti ad accogliere semi e semini, loro sono andate tutte in fila indiana sul muretto a prendersi il primo sole primaverile, così mi è tornata in mente una filastrocca che si diceva dalle mie parti quando ero piccolina:

Lumaghen lumaghen,
tira fòra i tri curnen,
un per me, un per te,
un per la vecia ad San Marten... 




la domenica della musica: Il cielo sopra Berlino

Oggi, visto gli ultimi post dedicati agli angioletti ho pensato di postare un brano che parlasse di loro...
ma non ho trovato niente che mi ispirasse, a parte il brano dei Massive Attack che mi piacciono ma non trovavo molto indicato come atmosfera...
Così ho pensato ad una splendida poesia inserita nel film Il cielo sopra Berlino, per me un capolavoro sia a livello stilistico che, e sopratutto, a livello"spirituale".
Il film parla di angeli ma non la poesia, che parla invece del bambino, credo però che non ci sia nulla di più vicino agli angeli proprio dei bambini (e scusatemi se sono scontata)!!!
Non voglio entrare in dissertazioni cinematografiche quindi vi lascio con questo breve brano, dedicato a tutti quelli che hanno il coraggio di ascoltarlo e di ritrovare il proprio bambino,... in fondo tutti lo siamo stati basterebbe ricordarsene un po più spesso...
Buon ascolto!





«Quando il bambino era bambino,
se ne andava a braccia appese.
Voleva che il ruscello fosse un fiume,
il fiume un torrente,
e questa pozza il mare.
Quando il bambino era bambino,
non sapeva d’essere un bambino.
Per lui tutto aveva un’anima,
e tutte le anime erano tutt’uno.
Quando il bambino era bambino,
su niente aveva un’opinione.
Non aveva abitudini.
Sedeva spesso a gambe incrociate,
e di colpo sgusciava via.
Aveva un vortice tra i capelli,
e non faceva facce da fotografo.
Quando il bambino era bambino,
era l’epoca di queste domande:
Perché io sono io, e perché non sei tu?
Perché sono qui, e perché non sono lì?
Quando è cominciato il tempo, e dove finisce lo spazio?
La vita sotto il sole, è forse solo un sogno?
Non è solo l’apparenza di un mondo davanti a un mondo,
quello che vedo, sento e odoro?
C’è veramente il male?
E gente veramente cattiva?
Come può essere che io, che sono io,
non c’ero prima di diventare?
E che un giorno io, che sono io,
non sarò più quello che sono?
Quando il bambino era bambino,
non riusciva ad inghiottire gli spinaci, i piselli, il riso al latte,
il cavolfiore bollito,
ed ora mangia tutto, e non solo per necessità.
Quando il bambino era bambino,
si risvegliò una volta in un letto estraneo,
ed ora gli accade sempre,
gli apparivano belli molti uomini,
e adesso soltanto in rari casi,
si rappresentava nitidamente un paradiso,
e adesso lo può al massimo intuire,
non riusciva ad immaginare il nulla,
ed oggi rabbrividisce al suo pensiero.
Quando il bambino era bambino
giocava con entusiasmo
e adesso è così preso dalla cosa come allora
solo se questa cosa è il suo lavoro.
Quando il bambino era bambino,
per nutrirsi gli bastavano pane e mela,
ed è ancora così.
Quando il bambino era bambino,
le bacche gli cadevano in mano,
come solo le bacche sanno cadere.
Ed è ancora così.
Le noci fresche gli raspavano la lingua,
ed è ancora così.
Ad ogni monte, sentiva nostalgia di una montagna ancora più alta,
e in ogni città sentiva nostalgia di una città ancora più grande.
E questo, è ancora così.
Sulla cima di un albero,
prendeva le ciliegie tutto euforico,
com’è ancora oggi.
Aveva timore davanti ad ogni estraneo,
e continua ad averne.
Aspettava la prima neve,
e continua ad aspettarla.
Quando il bambino era bambino,
lanciava contro l’albero un bastone, come fosse una lancia.
E ancora continua a vibrare.»
(P. HANDKE, Lied Vom Kindsein)

animalia: Argo il cagnone

...ecco un primo piano del nasone del nostro Argo... ed una filastrocca tutta per lui!!!




ARGO
Argo cagnone dal naso grosso
aspetta sempre che arrivi un osso,
ma quello arriva l'anno del mai
e ad aspettare son grandi guai!
Allora cambia dieta in conseguenza
mangiando nocciole e noci in abbondanza!!!

Manuela Rizzato

lavoretti... con le foglie

Dopo aver osservato, fotografato, raccolto, essiccato migliaia di foglie qualche lavoretto comincia a venir fuori...
Cartoncino colorato, fogli, colori a cera, bottoni, colla, forbici e sopratutto foglie e fiori secchi a volontà,
e voilà il lavoretto è finito!!!  ( ...e la mia stellina si è divertita un sacco!!! )




SALTA AGLI OCCHI
 
Gli alberi
Sono sciocchi.
Salta agli occhi.
Si spogliano in autunno,
si rivestono a primavera.
Tutt'al contrario, mi pare
di quello
che dovrebbero fare.
Gli alberi,
è evidente,
non capiscono un bel niente.
 
                                                       S. Bozzi

le vacanze passate

L'estate scorsa siamo andati alcuni giorni in vacanza sulle dolomiti: bellissime, piene di storia, di verde, di rocce, di animali...
l'animale tipico delle dolomiti sicuramente è la mucca, tipica abitante degli alpeggi montani... ma noi abbiamo trovato un gregge di pecore e caprette che pascolavano tranquille in riva ad un torrente e ci sono piaciute davvero molto!!!








Filastrocca della PECORA NERA,
la vedi di giorno ma non la sera,
la vedi sul prato ma non sul carbone,
ha una stellina sopra il groppone
che le è caduta dal cielo stellato
mentre dormiva una notte sul prato.


(poesia tratta da "la fattoria di nonna Sara")

animalia: Tigre il gatto

...tra i tanti gatti sparsi qua e là per la casa
ogni tanto spunta fuori qualche musotto in carne ed ossa...



TIGRE
Tigre di nome ma poco di fatto,
miagola sempre come un matto,
gira per casa di quà e di là
finchè qualcuno lo ascolterà.
"ho fame ho fame" ripete ogni momento
ma col piatto pieno allor sì che è contento.
ama i cuscini più morbidi e belli
per i suoi sonni da tigre dei fornelli!

Manuela Rizzato

animalia: i gatti

...ed ecco apparire in casa disegni di gatti qua e là,
opera della mia stellina
che rapita da un raptus gattesco non smette più!!!



























ed ecco alcune  poesie di Gianni Rodari sull'argomento gatti:



Il gatto pianista

Gustavo, gatto artista è un doppio pianista:
difatti suona il piano
a quattro zampe...
Gustavo danza
con eleganza
sui tasti neri,
sui tasti bianchi...
La sera, Gustavo
si suona la ninna nanna
e si addormenta
sulla tastiera.



           Il gatto inverno



Ai vetri della scuola,
stamattina l'inverno strofina
la sua schiena nuvolosa
come un vecchio gatto grigio:
con la nebbia fa i giochi di prestigio,
e le case fa sparire e ricomparire;
con le zampe di neve imbianca il suolo
e per coda ha un ghiacciolo...
Sì, signora maestra, mi sono un po' distratto:
ma per forza con quel gatto,
con l'inverno alla finestra che mi ruba i pensieri
e se li porta in slitta per allegri sentieri.



Il giornale dei gatti

I gatti hanno un giornale
con tutte le novità
e sull'ultima pagina
la Piccola Pubblicità.

Cercasi casa comoda
con poltrone fuori moda:
non si accettano bambini
perchè tirano la coda.

Cerco vecchia signora
a scopo compagnia.
Precisare referenze
e conto in macelleria.

Premiato cacciatore
cerca impiego in granaio.
Vegetariano, scapolo,
cerca ricco lattaio.

I gatti senza casa
la domenica dopo pranzo
leggono questi avvisi
più belli di un romanzo:

per un' oretta o due
sognano ad occhi aperti,
poi vanno a prepararsi
per i loro concerti.